La prima gara di golf….

 


La prima gara di golf….

 

La prima gara è stata per me soprattutto un enorme scoglio mentale.

 

Data la mia tendenza al perfezionismo ho avuto per molto tempo la tentazione di non fare gare fino a che non mi fossi sentita davvero “pronta”. Ma come si è detto nel primo articolo (“Perché giocare a golf”) veramente pronti non lo si è mai… Quindi ad un certo punto ho preso la questione di petto e mi sono iscritta a tre gare consecutive.

 

La preparazione alla gara è stata piuttosto intensa (e con il senno del poi anche un po’ ridicola): ogni domenica sveglia ore sei e trenta per prendere confidenza con il percorso. Avendo fatto il corso di regole parecchio tempo prima, avevo dimenticato quasi tutto, quindi in campo mi figuravo tutte le varie casistiche di palla ingiocabile in cui potevo incappare. Ma soprattutto, il grande dubbio: “riuscirò ad andare a fare pipì nel caso mi scappi?”

 

Ho contato i ferri che avevo nella sacca per sapere se dovevo sacrificare qualche amico di viaggio o no e quando ho visto che ero regolamentare mi sono sentita sollevata come non mai. Sono anche andata a comprare le palline nuove, tutte religiosamente segnate con la righina intorno in modo da poterle direzionare sul green. Ho provato a cambiare tre volte il grip del putter per vedere quale era migliore e infine comprato tutti i tee più performanti.
Mi sono assicurata di avere freschi di bucato la mia maglietta, cappellino e pantaloncini preferiti (leggi: quelli con i quali ti senti “forte”) e infine rifornito la sacca di integratori, caramelle e bottigliette di acqua (era estate e c’era un caldo torrido).
Ci mancava solo la danza propiziatoria!

 

In realtà ci avevo fatto anche un pensierino ma mi sono un po’ vergognata quindi ho desistito.

 

Alla fine è arrivato il momento tanto atteso….

 

Dopo essermi iscritta e avere saputo con chi avrei gareggiato, ho aspettato alla buca 1 (ovviamente tutti gli allenamenti erano stati fatti sulle ultime 9 buche, mentre la gara era sulle prime…). Arrivati i miei compagni di avventura mi dirigo immediatamente verso il tee sbagliato…. Chiedo scusa, confesso che è la mia prima gara e chiedo che abbiano pazienza, perché sono completamente nel pallone. Tiro e mando la pallina in mezzo agli alberi… Ma perché esistono gli alberi?
Una bella pianura brulla no?

 

Per farla breve posso dire che la prima buca l’ho sbagliata completamente, ho dato il peggio di me, MA, e questa è la cosa fantastica, NON mi sono avvilita, né arrabbiata, l’ho solo attribuito al fatto che ero davvero molto agitata e quindi, dopo avere segnato un bellissimo X sul mio score, ed essermi liberata dal peso della “maledizione della prima buca” mi sono appropinquata alla seconda buca a cuore più leggero ed è stato bellissimo, liberatorio e molto divertente.

 

Da li in poi, ho sbagliato ma anche fatto dei bellissimi tiri, sempre con la forte consapevolezza che se un tiro veniva male, la questione finiva lì e che il successivo sarebbe potuto essere molto buono. Sono riuscita a tenere viva nella mia mente questa grandissima verità: i colpi sono eventi a sé stanti e non influenzano la buona riuscita del colpo successivo.

 

Ho avuto la fortuna di gareggiare assieme a due giocatori, molto più esperti di me, molto gentili e disponibili. Posso dire senza ombra di dubbio che quello che temevo come un evento pieno di insidie e possibili momenti di grande sconforto si è rivelato essere invece un piacevolissimo giro in mezzo alla natura con dei compagni molto gradevoli e che mi ha fatto davvero divertire.

 

Come è possibile che un’esperienza simile migliori anche il nostro lavoro?

 

Ampliando il nostro modo di ragionare. Spesso siamo portati a “giocare” da soli, perdendo così una grandissima risorsa, cioè il bagaglio culturale delle persone che lavorano in team con noi. In fondo una gara di golf assomiglia a un nuovo progetto da affrontare assieme al proprio team. C’è un obiettivo, dei tempi previsti per la sua realizzazione, degli ostacoli e dei “giocatori”.

 

Le esperienze di ciascuno e la preparazione possono variare molto, ma il vero punto di forza è nell’affiatamento che si crea tra i vari componenti del gruppo. per cui anche davanti a difficoltà o imprevisti non ci si scoraggia, ma si vive l’esperienza come una sfida e quando – perché succede sempre – si riesce a conseguire il risultato prefissato, è un momento molto importante per il singolo individuo che ha contribuito con tutta la sua esperienza alla buona riuscita del lavoro, ma rafforza anche l’identità di gruppo per cui diventa più facile scambiarsi opinioni, dare nascita a nuove idee e soluzioni anche creative. Questo porta alla creazione di un ottimo team, così il lavoro non diventa solo un obbligo, ma una sfida e, grazie all’armonia che si è creata, anche un un momento divertente.

 

Quello che consiglio, e che alcune aziende lungimiranti stanno già facendo, è organizzare qualche giornata dedicata al golf con i propri collaboratori per avere modo di creare questa atmosfera di sana competizione-collaborativa che gioverà senza dubbio al loro lavoro.

 

 

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