Storia di una pallina da golf

 


Storia di una pallina da golf

 

Mi è capitato di ascoltare qualche tempo fa la canzone di Vinicio Capossela “Il paradiso dei calzini” e non so bene per quale strana associazione mentale, mi sono venute in mente le palline da golf perdute.

 

La questione apre un mondo di sentimenti e comportamenti eterogenei e, in questo caso, posso dire che il tutto non dipenda dall’effettiva esperienza di gioco accumulata, ma credo che sia più legato al rapporto che abbiamo con l’idea dell’abbandono o con quella del possesso. In ogni caso è qualcosa che ha origini nella nostra infanzia, in quello che abbiamo avvertito come manchevole, e adesso inconsciamente riversiamo su quei piccoli globi bianchi che ci seguono nelle nostre escursioni golfistiche.

 

Una pallina appena comprata è perfetta, candida e lucente. La prima volta non si ha bene idea di cosa acquistare, e quindi si accettano consigli di amici, parenti o del venditore, ma in brevissimo tempo, siamo catturati da una marca che ci piace per i motivi più disparati, molto spesso per il font usato nella scritta.

 

Quindi già si crea una sorta di legame affettivo con le nostre palline nuove che ci piacciono per come rimbalzano, per come risuonano quando vengono colpite, per il logo e spesso si passa anche allo step successivo di preferenza di un numero preciso (ma qui si sconfina nella scaramanzia), per cui si preferisce la marca X numero Y e non ci possiamo neanche immaginare di fare una gara (soprattutto) senza quelle palline. Ci farebbe sentire insicuri, e svantaggiati…

 

Come evitare poi che le nostre palline, così fortemente volute e oculatamente scelte, vengano confuse con quelle di qualcun altro che sciaguratamente dovesse avere le nostre identiche preferenze (possibile!!?!). Marcandole in modo da renderle uniche, ovvio.
Questo è il secondo forte passo che rafforza ancora di più il legame ormai viscerale che ci unisce alle nostre amate palline.

 

E qui si apre una casistica:

 

  • C’è chi con un colore indelebile mette ad arte dei pallini in ordine sparso sulla pallina, dando prova di grande abilità artistica.
  • Chi invece, più pragmatico, preferisce mettere le proprie iniziali, che declina nella variante con il solo nome, nomignolo o anche nome della propria azienda!
  • Altri ancora, più tecnici, disegnano a mano libera o con l’apposita attrezzatura la circonferenza della pallina (utile per un migliore direzionamento sul green)
  • Infine, c’è chi si dedica all’astrattismo e mette simboli come crocette, o geroglifici dettati dal momento sulla pallina.

 

Credo che se si analizzasse a fondo il tipo di marcatura scelto per le proprie palline, si potrebbe capire tanto del carattere del loro proprietario.

 

Ma, come in ogni storia che si rispetti, le insidie sono sempre alle porte e quando ci si avventura in un giro di golf capita sempre che o di fronte ad un ostacolo d’acqua, o magari causa un colpo scappato via, le nostre dilette palline si perdano. Le palline da noi scelte, acquistate e marcate con tanto amore, perdute!

 

Tralasciamo il discorso gara per cui la perdita ha, oltre al danno affettivo, anche quello agonistico e concentriamoci sul comportamento del giocatore da golf che invece sta facendo un girettino rilassato sul campo con gli amici per godere di un po’ di aria fresca e rilassarsi in mezzo al verde.

 

Quando una pallina viene persa, indipendentemente da quanto facoltoso possa esserne il proprietario (e quindi siamo fuori da un discorso economico) c’è sempre un trasalimento, uno sgomento dell’anima per la nostra amica irrecuperabile. Si vedono persone cercare per minuti e minuti la piccolina in mezzo ad arbusti, incuranti dei graffi che possono ricevere o delle possibili orticate, o avventurarsi in una disperata ricerca dell’amica su rive palustri in mezzo a canneti o immergendosi quasi nelle acque torbide di laghetti che così inopportunamente le celano alla nostra vista.

 

È terribile…

 

E se per miracolo si recupera la sventurata un fiotto di gioia inonda il suo proprietario, che sente di aver ritrovato un tesoro e stringe la pallina con forza e affetto, la pulisce con cura e la tiene cara nella speranza che la sorte avversa non si abbatta di nuovo su di lei al tiro successivo. Se invece, ahimè, non la si ritrova con un finto gesto di noncuranza si dice “fa lo stesso…” e si inizia a usarne un’altra, ma al nostro interno nasce spontaneo un fugace pensiero di addio per la piccola e la speranza che un domani venga ripescata o ritrovata e, anche se in altri mani, possa di nuovo volare alta nei cieli azzurri e portare con se le speranze e le gioie di chi è riuscito a colpirla e a farla librare nell’aere….

 

 

Share this: