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Storia di una pallina da golf

 

Mi è capitato di ascoltare qualche tempo fa la canzone di Vinicio Capossela “Il paradiso dei calzini” e non so bene per quale strana associazione mentale, mi sono venute in mente le palline da golf perdute.

 

La questione apre un mondo di sentimenti e comportamenti eterogenei e, in questo caso, posso dire che il tutto non dipenda dall’effettiva esperienza di gioco accumulata, ma credo che sia più legato al rapporto che abbiamo con l’idea dell’abbandono o con quella del possesso. In ogni caso è qualcosa che ha origini nella nostra infanzia, in quello che abbiamo avvertito come manchevole, e adesso inconsciamente riversiamo su quei piccoli globi bianchi che ci seguono nelle nostre escursioni golfistiche.

 

Una pallina appena comprata è perfetta, candida e lucente. La prima volta non si ha bene idea di cosa acquistare, e quindi si accettano consigli di amici, parenti o del venditore, ma in brevissimo tempo, siamo catturati da una marca che ci piace per i motivi più disparati, molto spesso per il font usato nella scritta.

 

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La prima gara di golf….

 

La prima gara è stata per me soprattutto un enorme scoglio mentale.

 

Data la mia tendenza al perfezionismo ho avuto per molto tempo la tentazione di non fare gare fino a che non mi fossi sentita davvero “pronta”. Ma come si è detto nel primo articolo (“Perché giocare a golf”) veramente pronti non lo si è mai… Quindi ad un certo punto ho preso la questione di petto e mi sono iscritta a tre gare consecutive.

 

La preparazione alla gara è stata piuttosto intensa (e con il senno del poi anche un po’ ridicola): ogni domenica sveglia ore sei e trenta per prendere confidenza con il percorso. Avendo fatto il corso di regole parecchio tempo prima, avevo dimenticato quasi tutto, quindi in campo mi figuravo tutte le varie casistiche di palla ingiocabile in cui potevo incappare. Ma soprattutto, il grande dubbio: “riuscirò ad andare a fare pipì nel caso mi scappi?”

 

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Perché iniziare a giocare a golf?

 

Ho iniziato a giocare a golf sei anni fa. La prima cosa che mi ricordo del giorno in cui mi sono iscritta è stata la sensazione di entrare in mondo diverso, pieno di pace, armonia e bellezza. Tuttora, anche quando sono molto stanca o stressata, appena supero il cancello d’entrata mi lascio tutto dietro e posso respirare meglio, rilassarmi e sento di riacquistare energia.

 

Trovo che il golf sia molto zen, perché permette di raggiungere uno stato interiore di “rilassata concentrazione” il cui risultato finale è che la testa si svuota da tutto e si ritrova il proprio equilibrio. Riuscire a raggiungere questo stato di grazia, non è facile, e soprattutto all’inizio era quasi impossibile: sono una persona molto esigente e perfezionista, quindi non ammetto sbagli, prima di tutto da me stessa.

 

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L’ignoranza creativa e lo swing perfetto

 

Ho avuto il piacere il 25 Ottobre di partecipare al TEDx Bologna.

 

Per me partecipare al TEDx è come respirare aria fresca, dopo che si è stati fermi un’ora in galleria a causa di un incidente.
È illuminante, entusiasmante e in grado di fornire grandi spunti umani e lavorativi.

 

Il primo intervento è stato del Prof. Piero Formica con l suo “L’elogio dell’ignoranza” durante il quale ha detto (e qui lo riassumo) che dovremmo provare a dimenticare gli schemi e le regole che generalmente usiamo per approcciare problemi o situazioni lavorative e lasciare più spazio alla creatività, all’osservazione scevra da ogni tipo di vincolo, per poter trovare soluzioni migliori e innovative.

 

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L’importanza di dire grazie

 

So che può suonare banale, e magari anche buonista, ma riconoscere il lavoro e l’impegno di un collega o di un collaboratore è fondamentale.

 

Viviamo costantemente sotto stress, con tempi di lavoro serratissimi per rispettare consegne il più delle volte mirabolanti.
Lavoriamo spesso mentre trangugiamo un panino o a volte saltando addirittura il pranzo (con la scusa che arriviamo meglio alla prova costume) e poi a sera ci ritroviamo stremati a casa.

 

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Ansia da

Ansia da “prestazione”…

 

1) il cliente vuole un lavoro per domani e non abbiamo risorse, come facciamo?

 

2) dobbiamo organizzare un incontro in due settimane e non abbiamo né il contenuto da proporre né il tempo e le risorse per farlo, ma è stato deciso che dobbiamo andare comunque, come facciamo?

 

3) il cliente ha chiesto la realizzazione di un programma in tempi molto stretti e con specifiche non chiare, come facciamo?

 

Quante volte ci siamo trovati in questa situazione?

 

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Help Desk, croce o delizia?

Help Desk, croce o delizia?

In questi giorni mi sono trovata a dover chiamare il supporto tecnico di un fornitore per un problema con un programma.

 

L’argomento come-relazionarsi-con-un-Help-Desk ritengo sia davvero spinoso.

 

L’utente che ha bisogno di assistenza si aspetta piena comprensione del problema e una soluzione immediata.

 

D’altro canto però le informazioni che vengono fornite spesso sono insufficienti e non corrette.

 

Lato Help Desk, invece, l’atteggiamento che spesso si nota è di sfiducia nella capacità di comunicare del richiedente.

 

Si arriva all’impasse…….

 

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Etica

Etica

Parlare di etica in un contesto lavorativo può sembrare complicato e “difficile”.
Credo che questo dipenda dal fatto che l’etica del lavoro viene vista spesso con una connotazione unidirezionale dal datore di lavoro al collaboratore.
Ritengo che questo sia non solo limitativo ma anche profondamente sbagliato.

 

L’etica del lavoro è bidirezionale e forma una struttura molto complessa che si può paragonare ad una rete neurale.

 

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Sostenibilità

La Conoscenza Condivisa è una filosofia che può avere diverse applicazioni, e la base su cui poggia è il suo approccio etico alle persone e di conseguenza all’ambiente che le accoglie.
In quest’ottica viene naturale proporre ai gruppi con cui si lavora la realizzazione di un piano di sviluppo sostenibile.

 

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Formazione

Formazione

Mi occupo di formazione da oltre 4 anni.

 

È una grande esperienza relazionale e professionale, il mio compito è formare le persone all’uso di programmi piuttosto complessi ed articolati (sto parlando di CAT tool), che richiedono un approccio diverso a seconda di chi li deve usare.
In realtà è una cosa che ho sempre fatto quando spiegavo procedure e metodo di lavoro alle persone che collaboravano con me nell’ambito di progetti specifici.

 

Gli aspetti più difficili nella gestione di un training sono l’individuazione di un linguaggio e la creazione di una base emozionale comune.

 

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