Ansia da prestazione

Ansia da prestazione...

Ansia da “prestazione”…

 

1) il cliente vuole un lavoro per domani e non abbiamo risorse, come facciamo?

 

2) dobbiamo organizzare un incontro in due settimane e non abbiamo né il contenuto da proporre né il tempo e le risorse per farlo, ma è stato deciso che dobbiamo andare comunque, come facciamo?

 

3) il cliente ha chiesto la realizzazione di un programma in tempi molto stretti e con specifiche non chiare, come facciamo?

 

Quante volte ci siamo trovati in questa situazione?

 

In questi casi la cosa migliore è prendere un bel respiro, svuotare la mente e vedere cosa effettivamente si può fare con le risorse, le specifiche e i tempi che ci sono.
La cosa più importante è indubbiamente quella di verificare con chi ha commissionato il lavoro se le informazioni che abbiamo sono complete, e in caso di dubbi o mancanze chiedere per uno o più chiarimenti.

 

Spesso mi sono sentita dire, “il cliente si fa una brutta opinione sulla nostra professionalità”, in realtà è esattamente il contrario.

 

Porre delle domande e anche sollevare dubbi se c’è qualche problema tecnico è un segno di grande professionalità.

 

Sistemare qualcosa di sbagliato dopo che il lavoro è stato finito è un grandissimo problema perché spesso significa dover mettere delle toppe e riassemblare malamente un processo che si era pensato diversamente con problemi di lentezza, o mal funzionamenti, errori, scarsa qualità del prodotto e resa decisamente inferiore a quella inizialmente progettata.

 

Se, dopo avere analizzato tutti gli aspetti della richiesta e avere raccolto le informazioni necessarie, si verifica che non è possibile fare il lavoro richiesto, si deve informare il cliente, proponendo o una serie di consegne parziali del progetto o una proroga sulla data di consegna.

 

Ma è veramente importante non promettere mai cose impossibili da mantenere in quanto in un mondo attento alla qualità, alla affidabilità e alla professionalità, fare un passo falso di questa portata è veramente pericoloso e rischia seriamente di compromettere la credibilità di un’azienda.

 

Mia nonna diceva sempre “ricordati che è meglio avere un somaro vivo che un dottore morto”, traslitterando il concetto a volte è più professionale rifiutare un lavoro specificando perché è impossibile da fare e non promettendo miracoli.

 

Spesso i clienti ritornano, dopo avere provato il “miracolo” degli altri…..

 

 

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